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La Flaminia sempre più un girone infernale tra baracche e discariche

Lungo la consolare romana, da Grottarossa a La Celsa, proliferano gli insediamenti abusivi: tendopoli sotto i cavalcavia e nei pressi delle stazioni, roghi "tossici" e sversamento selvaggio di rifiuti

Fagotti in spalla, passeggini colmi di materiale vario, probabilmente frutto delle azioni di rovistaggio nei cassonetti della Città, da spingere: via vai di uomini e donne sul ciglio della strada, lungo le carreggiate sempre trafficate di via Flaminia. Gruppi di persone che costeggiano la consolare per poi sparire tra la vegetazione selvaggia o sotto i cavalcavia. 

Qui, tra fango e rovi, sorgono numerosi accampamenti abusivi: veri e propri villaggi dove decine di persone dimorano tra materassi gettati in terra e casupole costruite con materiali di fortuna. 

Sul guardrail all'altezza della rampa che porta a via di Grottarossa, a sinistra una discarica a cielo aperto che nonostante le bonifiche continua ad inquinare il terreno, a destra, andando verso il GRA, panni stesi al sole: all'interno, tra i piloni grigi, si trovano capanne, bracieri e materassi. Una "favela" dal pavimento di fango e il soffitto di cemento che, al calare della sera, tra fuochi accesi per riscaldarsi e cucinare rende l'aria, come se non fosse già abbastanza inquinata dalle auto, irrespirabile. 

Non va meglio più avanti, all'altezza della Stazione del Centro RAI. Proprio di fronte agli studi di Saxa Rubra e all'Istituto Calamandrei - nascosto tra le sterpaglie e celato, ma non troppo, da un telo verde ormai logoro e strappato - ecco un altro villaggio della disperazione. Baracche e tende ben visibili, panni stesi tra gli alberi: dietro detriti e rifiuti a rendere le condizioni di vita di chi quel luogo lo abita ancor più indegne. 

Ma, cavalcavia che vai insediamento abusivo che trovi. Dalle dimensioni ristrette quello sotto al GRA nei pressi della Stazione di Labaro: una sola casupola a strapiombo sul Rio Cremera, tre o quattro gli abitanti con al seguito due cani. 

Ben più estesi quelli proprio dietro i binari della Ferrovia Roma Nord: qui l'ingresso dal parcheggio è reso impervio e poco rassicurante dall'ingente quantità di rifiuti, ingombranti ed elettronici, e dalla vegetazione che in fondo si fa oscura. Eppure la presenza degli abusivi è palese: quasi tutte le sere infatti, intorno alle 18.30-19, l'aria in quel tratto di Flaminia e sino alla salita di via Bellaggio diventa acre e irrespirabile, i fumi "tossici" - una volta sconosciuti in quel di Roma Nord - ora anche qui non sembrano dare tregua. 

Medesima situazione nei pressi della Stazione de La Celsa. Oltre a cumuli di rifiuti frequente, visto il posto umido e malagevole, l'accensione dei fuochi. Sotto alla Flaminia, nel tratto prima di arrivare al Cimitero, materassi e capanne sprofondano nei terreni fangosi: in quello di fronte al parcheggio dello snodo ferroviario e nell'altro più vicino alla marana. 

Da Grottarossa a La Celsa sono cinque i kilometri dell'orrore con la Flaminia trasformata in un corridoio tra baracche, rifiuti e roghi "tossici". Ai lati decine di persone che vivono tra rovi, rifiuti e fango, in condizioni igienico sanitarie pessime: invisibili senza cura, attenzioni e speranze. Disgraziati lasciati ai margini con il degrado e l'illegalità a prendere il sopravvento.

Situazioni indecorose e indecenti, a due passi dal cuore della Città Eterna, di fronte alle quali i cittadini possono solo esprimere rabbia, disgusto e rassegnazione, con le istituzioni - da sempre incapaci di trovare soluzioni efficaci e durature - impotenti, inermi o forse inerti. 

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