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Dodici anni fa l’omicidio Reggiani: stazione Tor di Quinto resta una cattedrale nel deserto

Nel 2007 l’efferato delitto, da quel giorno intorno alla fermata della Roma Nord poco è cambiato: ci sono lampioni, telecamere ed sos ma regnano ancora isolamento e abbandono

Dodici anni. Tanti ne sono passati dall’omicidio di Giovanna Reggiani: era il 30 ottobre del 2007 quando la donna, moglie di un capitano di vascello della Marina militare, fu violentata e massacrata nei pressi della stazione di Tor di Quinto, fermata della Ferrovia Roma Nord. 

Nel 2007 l’omicidio di Giovanna Reggiani

Giovanna Reggiani stava tornando a casa dopo un pomeriggio di shopping in centro quando, nell'oscurità della via che porta fuori dalla stazione e sotto il temporale di quel giorno, venne aggredita e trascinata in una baracca vicina al vecchio campo nomadi prima di essere abusata sessualmente e poi gettata in fin di vita in una scarpata limitrofa al borgo artigiano di Camposampiero. Seguirono ore di agonia, poi la morte. 

Ad ucciderla Romulus Nicolae Mailat, un muratore romeno allora 24 enne: ergastolo, da scontare in Romania, la pena inflitta all'assassino. 

La via dell’omicidio Reggiani dodici anni dopo: rovi e abbandono

Un delitto che Roma non ha mai scordato. Quasi del tutto dimenticata invece stazione Tor di Quinto. E’vero, a differenza del 2007, il campo nomadi di via del Baiardo è stato sgomberato cinque anni dopo, mentre nella stradina che conduce verso i binari oggi ci sono lampioni accesi, telecamere e colonnine del SOS: ma la sicurezza li è ancora lontana

Dalla trafficata via Flaminia per arrivare ai tornelli della stazione bisogna percorrere oltre 300 metri di via isolata, senza costruzioni: intorno solo campi lasciati all’abbandono, rovi e vegetazione selvaggia. 

La vecchia navetta 332, ad essere onesti poco utilizzata, è stata soppressa da anni: chi può si fa accompagnare all’ingresso della stazione, pochi altri si avventurano in solitaria su quel viottolo sconnesso che fa ancora paura. Pure di giorno. 

Stazione Tor di Quinto cattedrale nel deserto

La chiusura dell’anello ferroviario è ancora lontana e con essa Tor di Quinto prevista come nodo di scambio. La stazione, rinnovata e inaugurata nel 2009, resta una cattedrale nel deserto. Intorno il nulla o poco più. 

Proprio sopra i tornelli una lastra di marmo ricorda Giovanna Reggiani. “Contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne” – si legge sulla targa commemorativa. All’altezza della rotatoria di via Camposampiero, quella dove Giovanna Reggiani non è purtroppo mai arrivata, una corona di fiori riaccende i riflettori sull’efferato delitto a dodici anni da quel giorno. 

“Mai più”: i fiori ricordano Giovanna Reggiani

“Mai più” – si legge sull’omaggio floreale. 

“Mai più perché non solo non deve ripetersi una tragedia simile, ma perché l’amministrazione tenga bene a mente che quello è stato un evento anche frutto dell’incapacità amministrativa: mai più opere pubbliche aperte senza una predisposizione preventiva che tuteli la sicurezza dei suoi fruitori” – ha detto Giorgio Mori, consigliere di FdI in Municipio XV e promotore ogni anno della commemorazione di Giovanna Reggiani.

Tra le proposte l’intitolazione alla donna di una via o della stessa rotonda tra Flaminia e Fleming. 

Presente alla breve e sobria cerimonia anche il minisindaco del Municipio XV, Stefano Simonelli (M5s): “È importante tenere sempre vivo il ricordo. Quello di oggi è un esempio straordinario di unione per contrastare il ripetersi di tali situazioni. Purtroppo anche oggi, vista la conformità dell’area, spetta ancora ai cittadini tutelarsi e alle forze dell’ordine, che ringrazio, fare uno sforzo in più affinchè anche qui nessuno si senta solo o in pericolo”. 

“Per questo territorio oggi è un giorno di ricordo. Siamo qui tutti insieme per dare anche un segnale politico forte perché alcune tragedie non dividano ma uniscano affinché – ha commentato Daniele Torquati, capogruppo del Pd in Quindicesimo - ci sia una riappacificazione anche sul tessuto sociale che amministriamo”

L’ex Sindaco Alemanno: “Mai dimenticarsi ferite città”

A stazione Tor di Quinto anche l’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, eletto primo cittadino proprio pochi mesi dopo l’omicidio Reggiani.  

Quando i riflettori si allontanano è facile dimenticarsi delle tragedie. E invece non deve essere così. Quello – ricorda Alemanno - è stato un momento di risveglio sul tema della sicurezza e sul fatto che non dvono esserci più territori abbandonati a loro stessi, soprattutto in quei luoghi dove le persone, come in questo caso donne, militari, studenti e lavoratori, sono costretti ad andare. Oggi qui ci sono illuminazione, videocamere di sorveglianza e colonnine per chiedere soccorso: non bastano però. Non bisogna mai dimenticarsi delle emergenze e delle grandi ferite di questa città”. 
 

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