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Il Casale San Nicola verso la chiusura: "Le istituzioni soccombono a razzismo e violenza"

Il Prefetto Gabrielli ha chiesto all'ente gestore della struttura di cercare un sito alternativo: troppe risorse per mantenere sicurezza e tranquillità. Pica-Ottavi: "No a chiusura, qui superate paure e pregiudizi"

Il centro di accoglienza di Casale San Nicola verso la chiusura: lo ha stabilito la Prefettura non ritenendo più lo stabile tra La Storta e l'Olgiata idoneo per motivi logistici e ambientali. Troppe infatti le forze dell'ordine necessarie per assicurare il pacifico espletamento del servizio di accoglienza, un dispiegamento continuativo di uomini e risorse non più sostenibile: così dunque il centro che dal luglio scorso ospita una cinquantina di migranti chiuderà i battenti.

Una notizia che fa gongolare gli appartenenti di quello che fu il presidio di Casale San Nicola con la frangia degli "intransigenti" a chiedere il trasferimento dei richiedenti asilo anche dopo gli scontri tra Casapound, residenti e forze dell'Ordine e l'effettivo insediamento dei migranti.

"Lo abbiamo già detto. Festeggeremo quando il centro per clandestini sarà vuoto e chiuso. Per ora possiamo limitarci a dire che se, quel 17 luglio 2015, ci fossimo placidamente spostati, forse oggi, sulle pagine dei giornali, non si parlerebbe di un piccolo quartiere della smisurata periferia romana" - ha commentato il Presidio sui social apprendendo la notizia sulla chiusura del centro.
 
Un'eventualità che però desta qualche dubbio con SeL del Municipio XIV e XV a capitanare il fronte di chi si oppone alla richiesta all'ente gestore, la Cooperativa Isola Verde, di proporre un sito alternativo.  

NO A PAURE E PREGIUDIZI - "Dopo lo spettacolo indecoroso dato nel luglio scorso dai militanti dell’estrema destra e da alcuni cittadini con un blocco stradale durato per mesi, sedie lanciate, cassonetti incendiati, lancio di pietre contro le forze dell’ordine e i ragazzi, 14 feriti tra gli agenti, 2 arresti e 15 persone identificate, sono trascorsi mesi in cui l’accoglienza degna di un paese civile ha avuto la meglio sulle paure e i pregiudizi grazie alla rete che si è creata tra la Cooperativa Isola Verde e i suoi operatori, le Istituzioni di prossimità, i cittadini, le associazioni, i comitati" - scrivono Michela Ottavi, Assessore alle Politiche Sociali, e Alessandro Pica, consigliere del Municipio XV.

INCONTRO E INTEGRAZIONE - I due esponenti di Sinistra, Ecologia e Libertà sottolineano come nel tempo siano nate delle splendide amicizie tra i migranti e i ragazzi italiani con i quali sono stati promossi momenti di incontro con musica, ballo e partite di calcio. 

Iniziative simili anche quelle tenute con il coinvolgimento dei centri anziani, mentre la collaborazione con i comitati di quartiere ha permesso la realizzazione di corsi d’italiano e ha coinvolto i ragazzi del centro di accoglienza in iniziative di decoro urbano mirate al miglioramento del territorio.

INCLUSIONE SOCIALE - "Un percorso di promozione e inclusione sociale affiancato a un importante progetto di supporto psicologico per chi è sopravvissuto a guerre, torture e a viaggi inumani e estenuanti" - proseguono Ottavi e Pica dicendosi preoccupati per le ripercussioni che la chiusura del Centro avrebbe sulla vita dei ragazzi, "non possiamo interrompere questo percorso per evitare ulteriori disagi a chi ha già sofferto troppo; non dobbiamo interrompere questo percorso perché sarebbe una capitolazione delle Istituzioni di fronte a posizioni razziste e violente e un segnale allarmante per la città".

Dunque secondo SeL l'accoglienza non può in alcun modo soccombere a motivi di ordine pubblico "generati - dicono Ottavi e Pica - da gruppi minoritari, che non rappresentano la Roma vera, aperta e solidale con chi ha più bisogno, perché possa essere incluso e non respinto per ragioni di razza, sesso, lingua, religione e opinioni politiche.”

La richiesta, la medesima dei colleghi di SeL nel Montemario, è quella che il Prefetto Gabrielli ritiri provvedimento di chiusura: quel centro dunque deve restare. 
 

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