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Ponte Milvio, a "costo zero" e in legno: così potrebbe rinascere la palazzina crollata

In via della Farnesina si pensa alla ricostruzione, al vaglio il progetto dell'architetto La Greca Bertacchi che prevede l'incremento di cubature da mettere sul mercato, appartamenti energeticamente efficienti e moderni. "Sarebbe occasione unica anche per il resto del quadrante"

A dieci giorni dal termine dell'assistenza alloggiativa e mentre in via della Farnesina si lavora alle fasi di rimozione delle macerie e messa in sicurezza, con pure la prospettiva di riaprire un varco alla viabilità tra la parte rimasta ostaggio della "zona rossa" e Ponte Milvio, c'è chi pensa alla ricostruzione. 

PONTE MILVIO DEMOLITO STABILE - Già perchè lo stabile di via della Farnesina 5, quello parzialmente crollato nella notte tra il 23 e 24 settembre scorsi, non esiste più: l'edificio è stato demolito da gru ed escavatori che in poche ore hanno tirato giù le parti rimaste in piedi e con esse i ricordi delle famiglie li residenti. Così adesso si pensa al futuro e a che cosa e come dovrà sorgere al numero 5 di via della Farnesina, ad oggi occupato da un cumulo di macerie e detriti. 

PIANO CASA E BIOEDILIZIA - Piano Casa e bioedilizia i due cardini dell'ipotesi vagliata per la nuova palazzina di Ponte Milvio che, con i proprietari già impegnati a pagare le spese della demolizione, potrebbe rinascere per loro quasi a "costo zero". L'idea è quella di sfruttare il Piano Casa e far sì che la ditta di costruzione tiri su lo stabile ricevendo come ristoro per le spese sostenute, con pure ovviamente un margine di guadagno, ciò che deriva dall'incremento di cubature: ossia appartamenti da mettere sul mercato. 

IL PROGETTO PER VIA DELLA FARNESINA 5 - Ad occuparsi del progetto, su mandato dei condomini di via della Farnesina 5, l'architetto Stefano La Greca Bertacchi, nel Municipio XV già artefice della trasformazione del parco di Tor di Quinto e del progetto su via Camposampiero in merito alla chiusura dell'anello ferroviario. 

"Vista l'inerzia che ha caratterizzato tutta la vicenda mi sono proposto al condominio per cercare di risolvere alcuni problemi: i condomini mi hanno conferito l'incarico per prevedere la ricostruzione dell'immobile. La soluzione - ha spiegato l'architetto La Greca Bertacchi a RomaToday - non è nulla di particolare: è semplicemente un'ipotesi progettuale che fa riferimento all'articolo 4 del Piano Casa che è stato reiterato fino alla fine di maggio e che prevede la demolizione con conseguente ricostruzione  e incremento di cubature". 

Un progetto, quello di La Greca Bertacchi, già depositato al Dipartimento PAU e al momento, vista la fase di rimozione delle macerie e messa in sicurezza ancora in corso, incompleto tanto che ne è stata chiesta la sospensione dell'esame in attesa, una volta concluse tutte le fasi legate alla demolizione, di poterlo integrare con gli elementi ad oggi mancanti.

"Abbiamo cercato la soluzione migliore per soddisfare le giuste esigenze dei condomini nel rispetto ligio delle normative vigenti ed evitando di realizzare casi particolari che possano creare un precedente per altri: un progetti che non prevede eccezioni e deroghe" - ha tenuto a sottolineare l'architetto. 

Costante il coordinamento con gli uffici tecnici di Roma Capitale con il Comune ad escludere, a quanto si apprende, l'ipotesi che quelle cubature in più derivanti dal Piano Casa possano sorgere altrove, lontane da via della Farnesina n. 5. 

RISPETTO DEI TEMPI - "L'unico impegno che abbiamo chiesto a Roma Capitale è che vengano rispettati i tempi relativi al rilascio delle autorizzazioni visto pure che in questo caso ci troviamo in una situazione di emergenza:  ipoteticamente in 90 giorni potremmo avere un permesso a costruire ma al momento - ha ribadito l'architetto - gli uffici non possono procedere perchè come già detto abbiamo un progetto che per forza di cose è incompleto". 

TEMPI PER LA RICOSTRUZIONE - Bene le idee e gli auspici relativi ai permessi, ma quanto tempo ci vorrà poi per tirare su un nuovo stabile al posto di quello crollato? "Dipenderà dalla scelta che faranno i condomini".

COSTRUZIONE IN LEGNO - Già perchè il suggerimento dell'architetto La Greca Bertacchi è quella di scegliere un edificio in legno: "ciò non vuol dire che avremo una baita tirolese: sarà un edificio identico a quelli che vediamo su Roma ma con tecnologia innovativa. Una struttura in legno con fondazioni in cemento armato, un edificio leggero e flessibile con massimo livello di sicurezza antisismica e una risposta energetica da tripla A". Una soluzione che permetterebbe di avere gli appartamenti pronti in sei mesi. 

COSTRUZIONE TRADIZIONALE - Ma tuttavia il legno non sembra convincere tutti in via della Farnesina: "Lo scetticismo in merito a tali soluzioni è solo un fatto culturale, ad ogni modo - prosegue La Greca - anche in caso la scelta ricada sulla muratura la risposta energetica sarà ugualmente adeguata anche perchè il piano casa ce lo impone". Per un edificio tirato su in modo "tradizionale" i tempi però si allungherebbero: "Potrebbero servire un anno e mezzo, un anno e otto mesi circa".

"Secondo me la struttura in legno è la più adatta alla situazione: è veloce e le prestazioni sismiche ed energetico ambientali sono migliori. Non è un'ipotesi azzardata o futuribile: si fa in tutto il mondo" - ha sottolineato l'architetto raccontando di come in questi giorni i condomini stiano ascoltando varie ditte interessate all'intervento "per poter scegliere in libertà la soluzione che ritengono più consona e idonea". 
Ma a Ponte Milvio il tempo stringe, la proroga del Piano Casa scadrà a maggio prossimo. "Speriamo che Roma Capitale mantenga le promesse e non allunghi i tempi" - l'auspicio dell'architetto.

RICOSTRUZIONE A COSTO ZERO - "E' evidente che se non ci sarà l'incremento di cubatura previsto dal Piano Casa i condomini dovranno pagare un'impresa, qualunque essa sia: se invece riuscissimo a portare avanti tale soluzione  una quota di l'operazione potrebbe essere per loro quasi a costo zero". Una rinascita dalle proprie ceneri che potrebbe incuriosire anche il vicinato con le famiglie delle tre palazzine limitrofe al 5, sgomberate nella notte del crollo, in attesa della perizia di agibilità per rientrare nelle proprie case.

A PONTE MILVIO PROBLEMA TERRITORIALE - "Bisogna vedere poi quello che accadrà con gli stabili limitrofi perchè il problema del fabbricato di via della Farnesina n.5 non è in esso insito ma è territoriale: le case confinanti, che non a caso sono state evacuate, hanno le stesse problematiche. La soluzione da me proposta potrebbe dunque essere replicata per altri condomini con i proprietari che si ritroverebbero palazzine realizzate con altissima tecnologia, dalle prestazioni energetiche eccellenti e pure con parcheggi interrati che oggi non hanno. Un'occasione unica - ribadisce il progettista - anche per avere case a costo zero e dormire sonni tranquilli dopo quanto accaduto al numero 5". 

Un'operazione che potrebbe dunque spazzare via quegli stabili, risalenti ai primi anni '50, di edilizia economica e popolare per far posto ad edifici nuovi, efficienti e moderni. Per adesso però solo un'ipotesi limitata alla palazzina di via della Farnesina n. 5 con un progetto da completare e i margini del Piano Casa tutti ancora da conoscere per spere se davvero, per qualche ditta, il gioco potrà valere la candela e far si che tale escamotage possa evitare ai condomini dello sciagurato stabile di dover provvedere del tutto di tasca loro, dopo la dolorosa demolizione, anche alla ricostruzione. 
 

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