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Colli d’Oro, i Comitati per la demolizione di Casa Lazio: “Opera insostenibile e inadeguata”

Le richieste nel corso dell'assemblea pubblica a Labaro: "Pineta torni ad essere polmone verde e luogo di aggregazione come era in origine"

Casa Lazio -  il Palazzetto dello Sport gestito dalla sezione Pallavolo della Polisportiva biancoceleste che doveva sorgere nel bel mezzo del Parco di Colli d’Oro - salvo clamorosi colpi di scena non si farà. Roma Capitale accertati infatti ritardi e inadempimenti del concessionario ha notificato la decadenza della concessione e la risoluzione del contratto dell’area assegnata.

Una notizia che il Comitato e le Associazioni attendevano da tempo visto che dal 2012, anno in cui sono iniziati i lavori, quella struttura è rimasta incompiuta e ad oggi è un vero e proprio scheletro di cemento all’interno della “pineta”. Feri in vista, passerelle di legno marcito, ruggine, acqua stantia tutt’intorno, recinzioni divelte e un parco – la cui manutenzione spettava al privato – sprofondato nell’abbandono tanto da divenire inaccessibile e di conseguenza affatto frequentato. Panchine inutilizzabili, attrezzi logori ed erba incolta l’orribile cornice all’ecomostro.

“Chiediamo con fermezza il ripristino dello stato dei luoghi del Parco di Labaro” – la netta posizione del Comitato Colli d’Oro, con Associazione Dama d’Erbe, il Comitato di Quartiere e l’Orto collettivo Galline Bianche. Via dunque il cemento per far posto alla piantumazione degli alberi per sostituire “quelli di cui è stata privata la cittadinanza”.

Queste le richieste avanzate nel corso dell’assemblea pubblica che si è svolta sabato in via Brembio alla presenza del Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati, ringraziato per il suo impegno nella vicenda.

“La revoca della concessione però – hanno detto – avrà senso e sarà una vittoria di tutto il quartiere soltanto se l’amministrazione Comunale dimostrerà di aver compreso l’insostenibilità e l’inadeguatezza del progetto, l’errore della scelta urbanistica e della gestione del territorio”.
Da ora in poi chiedono i Comitati, proprio contrariamente a quanto accaduto per il progetto del 2006 e la concessione del 2007, gestione della vicenda “trasparente e condivisa secondo un’ottica di ripristino del polmone verde”.

Una soluzione che però lascia dubbi su costi e opportunità: “Si parla sempre di cifre eccessive per la demolizione ma – sostengono Comitati e Associazioni – utilizzando tecniche moderne non sarà così”.
Intanto però sembra che la prossima riformulazione del bando metterà a gara l'ultimazione dei lavori, mentre la destinazione dell’opera – che quindi probabilmente sarà completata – potrà essere decisa attraverso un tavolo di confronto con Comitati e cittadini così che i residenti possano, almeno questa volta, essere parte attiva nella programmazione del futuro del proprio quartiere.

In attesa di avere certezze sulle strade realmente percorribili in merito all’ormai ex Casa Lazio poche e perentorie le richieste alle Amministrazioni: messa in sicurezza del cantiere e mantenimento della fruibilità del Parco da parte della cittadinanza; bonifica dell’area e prosciugamento dell’acqua stantia per arginare eventuali problematiche igienico sanitarie; manutenzione costante dell’area; sistemazione del sentiero che sale da via Dalmine “così come – fanno notare Comitati e Associazioni – previsto dal piano di evacuazione alluvione”; interlocuzione stretta e immediata del Municipio con il Comune e aggiornamenti con piattaforme di quartiere per agevolare la partecipazione attiva dei cittadini a qualsiasi decisione riguardante il futuro del Parco.

Insomma quella dei Comitati tornati nel pieno della battaglia è una richiesta più che chiara: la “pineta” torni ad avere un ruolo centrale nel quartiere tornando ad essere luogo di aggregazione, decoroso e accessibile, come era in origine.

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