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Parco di Colli d'Oro, dall'ecomostro alla rigenerazione urbana?

Avviato il tavolo di confronto con Roma Capitale: dopo la revoca della concessione al privato si dovrà discutere del futuro di Casa Lazio, opera mai ultimata

Uno scheletro di cemento immerso in un acquitrino, passerelle in legno ormai logore e marcite, ferri arrugginiti e una rete di recinzione completamente divelta. Il tutto poi immerso in una sorta di giungla dove le panchine non si vedono più e quegli arredi che rendevano il Parco di Colli d'Oro meta di sportivi e corridori sono adesso solo un ricordo.

Così è rimasta Casa Lazio. Palazzetto dello sport, un tetto per le discipline minori della Polisportiva biancoceleste previsto nel bel mezzo della Pineta: un'opera su terreno comunale ma tirata su dalla SS Lazio Pallavolo vincitrice di un bando nel 2006. I lavori, cominciati tra mille proteste solo nel 2012, si sono arrestati pochi mesi dopo.

Ad Aprile di quest'anno, dopo un ricorso al TAR rigettato, ecco la buona notizia per i Comitati e le Associazioni che per lungo tempo si sono battute "non contro il Palazzetto ma contro la sua ubicazione": a causa di ritardi e gravi inadempimenti, anche questi sottolineati e già messi in evidenza dal movimento di opposizione all'opera, Roma Capitale ha revocato la concessione al privato e risolto il contratto di assegnazione dell'area.
Adesso, nonostante la possibilità del concessionario di ricorrere al TAR, bisognerà intanto capire cosa aspettarsi per quell'area e per quello scheletro di cemento divenuto ormai l'ecomostro del quartiere.

Ieri intanto in via Flaminia 872 è stato avviato un tavolo con Roma Capitale, un fase di consultazione per dare agli abitanti della zona la possibilità di essere parte attiva nella programmazione del futuro del proprio quartiere.

Due le richieste immediate all'Amministrazione: la messa in sicurezza del cantiere attualmente accessibile a tutti e un'opera di pulizia e sfalcio per il Parco che, data la mai effettuata manutenzione da parte del privato, ad oggi è l'emblema dell'incuria. Su questo fronte, molto probabilmente, sarà convocata una giornata di decoro partecipata con AMA, Pics, i volontari di Labaro e i giovani del movimento Retake.

Più complesso invece stabilire che cosa fare di quella costruzione in cemento che probabilmente, visti i costi ingenti, non verrà abbattuta del tutto. Proseguire l'opera e riconvertirla in qualcosa che possa rispondere alle esigenze del quartiere sopperendo a qualche mancanza, oppure avviare un percorso di rigenerazione urbana che ripristini in toto l'area verde ispirandosi ai modelli europei o anche a quello del viadotto dei Presidenti: queste le due opzioni - ampie nell'interpretazione - più plausibili.

La seconda, per la quale sembrerebbe già esistere una bozza di progetto, è quella più cara ai Comitati e alle Associazioni di Labaro: "un ripristino del Parco a impatto zero e dai costi contenuti" attraverso l'asportazione delle parti in eccesso e inquinanti lasciando invece quelle riutilizzabili dalle quali, attraverso "semplici" riporti e coperture del terreno, ripartire per creare uno spazio verde completamente rinnovato, moderno e soprattutto nella piena disponibilità dei cittadini.

Decisioni queste che dovranno però essere calibrate in base a dati reali e non ipotetici: dalla certezza economica - sia nel caso di un bando rivolto ai privati, sia che si intervenga con risorse pubbliche - non si potrà prescindere. Un percorso nel quale il territorio dovrà essere protagonista affinchè il futuro del Parco, come fu in quel passato che il quartiere oggi si porta tragicamente dietro, non venga stabilito e calato dall'alto.

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