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Inadempienze e ritardi, Casa Lazio non si farà: il Comune revoca la concessione

Una Determinazione Dirigenziale stabilisce la decadenza della concessione e la risoluzione del contratto dell'area nel Parco di Colli d'Oro assegnata alla Lazio Pallavolo

Uno scheletro di cemento con ferri arrugginiti in vista nel bel mezzo del Parco di Colli d’Oro, così oggi si presenta il Palazzetto dello Sport che la Lazio Pallavolo – vincitrice di un bando nel 2006 - avrebbe dovuto costruire e gestire sull’area del Comune.

“Casa Lazio-Bob Lovati” una struttura - intitolata allo storico portiere e dirigente della Polisportiva biancoceleste - che avrebbe dovuto ospitare molte delle discipline che spesso in città non riescono a trovare spazi adeguati rispondendo pure alle esigenze delle società sportive del territorio sempre in affanno sul versante impiantistica.

Una vera e propria mini cittadella dello sport sul modello di quella Benetton a Treviso, un polo sportivo e culturale in un quartiere – quello di Labaro – che da questo punto di vista offre ben poco.

Questa la promessa iniziale con i lavori, nonostante la concessione del 2007, iniziati solo nell’estate del 2012 in un vortice di incredulità, polemiche e manifestazioni di contrarietà.

Prima dell’arrivo di ruspe e recinzioni informazioni ai residenti nulle e confronto con la cittadinanza mai avvenuto: un’opera considerata dunque sin da subito come un’imposizione.

Dal quartiere pioggia di critiche per l’area scelta, la “pineta” di Labaro; tante le perplessità circa la solidità finanziaria del concessionario probabilmente – visto l’epilogo – mai verificata fino in fondo.

Mesi di oblio con lavori fermi e un parco ormai inaccessibile a sprofondare nel degrado più assoluto.

Eppure, anche questa volta nell’ombra e nel silenzio, qualcosa intorno al Palazzetto si stava comunque muovendo: nel marzo scorso, a seguito delle gravi inadempienze del concessionario, è stata convocata una riunione al Dipartimento Sport e Qualità della Vita nel tentativo di risolvere le numerose problematiche riscontrate nell’esecuzione dei lavori. Tentativo vano visto che, dopo i 60 giorni chiesti dalla Lazio Pallavolo per risolvere il tutto, non sono arrivate rassicurazioni sufficienti.

Ritardo nell’avanzamento dei lavori; lavorazioni eseguite in difformità del progetto approvato (impianto fognario) e senza il necessario nulla osta necessario; ritardate comunicazioni circa l’impresa subappaltatrice e ditta fornitrice del calcestruzzo per le verifiche di competenza; mancata verifica antimafia; mancato pagamento di fatture alle ditte  per lavori eseguiti e all’architetto Direttore dei lavori; rinunce ad incarichi; avvicendamento di ditte e irregolarità fiscali riscontrate dall’Agenzia delle Entrate. Queste le inadempienze riassunte dal Dipartimento di Roma Capitale, mancanze che hanno giustificato la decadenza della concessione e la risoluzione del contratto dell’area assegnata.

Casa Lazio quindi non si farà, almeno non nel Parco di Colli d’Oro.

“L'iniziativa assunta da Roma Capitale, conseguente a nostre sollecitazioni, di revoca della concessione e di risoluzione unilaterale del contratto dell'area assegnata alla S.S.D. Lazio Pallavolo per la realizzazione del palazzetto dello sport a Colli d'Oro, è senza dubbio una notizia molto positiva che Labaro attendeva da tempo” – ha commentato Ilaria Mandolesi, segretaria del PD Labaro-Prima Porta, che nel novembre scorso a nome del Circolo aveva scritto personalmente al Sindaco Marino ponendogli la questione anche nel corso dell’incontro del Primo Cittadino con i residenti del Quindicesimo in via Cassia.

“Abbiamo sempre sostenuto che la capacità del concessionario di portare a compimento l’impianto doveva essere argomento di verifica politica e amministrativa volta ad evitare salti nel buio. E, in assenza di certezze, Alemanno  avrebbe  dovuto sospendere i lavori.  Così non è avvenuto” – ricorda Marco Tolli, ex consigliere del Municipio XX, e dirigente del PD romano.
“La mancanza di risultati – prosegue - è un fatto evidente e questa è sempre stata la nostra principale preoccupazione. Bene ha fatto quindi il Sindaco ad intervenire mettendosi in sintonia con le aspettative del territorio”.

Ma quale allora la prospettiva per quell’ecomostro ad oggi inghiottito da erba incolta, rifiuti e incuria? “Occorre ora recuperare il controllo pubblico sull’area, analizzare lo stato dei luoghi e, verificare gli scenari possibili, scegliere assieme  ai cittadini e al Comune le soluzioni più opportune” – sostiene Gina Chirizzi, Presidente del Consiglio di via Flaminia 872.

Con la revoca della concessione e la risoluzione del contratto per il Palazzetto dello Sport si chiude quindi il primo nefasto capitolo, pagine dolorose per un intero quartiere di fatto espropriato di un Parco e rimasto con l’ennesima opera incompiuta di questa Città.

Nel futuro di quella che avrebbe dovuto essere Casa Lazio probabilmente un progetto di rigenerazione urbana. Tempi certi, forte interesse pubblico e partecipazione i punti cardine dai quali ripartire.

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