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Prima Porta, un anno dall’alluvione: idrovore, fossi da pulire e anni di immobilità da rincorrere

A 12 mesi dagli allagamenti la messa in sicurezza del quartiere è in corso d'opera: ultimato l'impianto di via Frassineto, poi toccherà a Procaccini. Pucci: "Tavolo permanente per maggior coordinazione ed efficienza"

Via della Giustiniana un fiume in piena così come via Procaccini, via Montu Beccaria, via Carenno, via Edolo e stradine limitrofe; acqua in ogni dove in via Frassineto e quelle montagne di fango all’ex Macelletto e in via Saronno, scene pressoché identiche in via Bozzolo: in questo tragico modo un anno fa si svegliava Prima Porta, quartiere del Municipio XV devastato – ancora una volta - dall’alluvione.

Pian terreni spazzati via, garage allegati, automobili da buttare, attività commerciali in ginocchio, famiglie costrette ad abbandonare la propria casa distrutta dalla furia dell’acqua; il centro di prima accoglienza allestito dalla parrocchia di Sant’Alfonso con Don Dario e i volontari a dare assistenza a quanti ne avevano bisogno.

L’impegno della Protezione Civile per liberare un’intera zona da acqua e fango; il Comitato ’31 gennaio’ nato per stare vicino a tutta Prima Porta e avviarne la rinascita; il lavoro frenetico del Municipio con le famiglie da mettere al sicuro - destinazione Hotel Flaminius - e un quartiere a cui dare aiuto immediato e risposte esaustive. La ricostruzione e la messa in sicurezza nell’immediato futuro.


Dodici i mesi trascorsi dal nefasto evento, periodo nel quale si è lavorato e molto affinché una cosa del genere non possa più capitare.

IMPIANTI DI VIA FRASSINETO E PROCACCINI - Ritirato fuori dai cassetti quello studio del 2006 effettuato da Roma Tre, per lungo tempo bloccato dall’inerzia delle politica e pure dal Patto di stabilità. Un piano di risanamento idraulico dell’abitato di Prima Porta del quale è stato finalmente portato a conclusione il primo dei cinque stralci: quello relativo alle idrovore di via Frassineto.

Per il secondo, che riguarda invece via Procaccini, i fondi sono stati sbloccati e la conclusione è prevista nel giro di un anno: i lavori prevedono la realizzazione di una stazione di pompaggio delle acque, di una vasca interrata e di opere fognarie collaterali, per un importo complessivo di cinque milioni di euro interamente finanziati da Roma Capitale.

“Un’opera fondamentale per il risanamento di Prima Porta” – ha tenuto a specificare il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati, che ha pure spiegato come nel frattempo nella strada siano state installate delle idrovore di supporto che consentono di alleggerire via Montu Beccaria e via Edolo.

PULIZIA DEI FOSSI E DELLA ‘MARANA’ - Altro capitolo scottante poi la pulizia dei fossi e della ‘marana’ con la lentezza della burocrazia e il rimpallo delle competenze a mettersi di traverso: tuttavia le risorse per intervenire sulla ‘marana’ sarebbero già state messe nel bilancio di Ardis e le operazioni dovrebbero partire entro il mese di febbraio.

“Il Municipio chiederà uno stanziamento di fondi fisso e prolungato nel tempo: questo tipo di pulizie dovranno divenire ordinarie affinchè non si debba rincorrere sempre l’emergenza” – ha assicurato Torquati, rincuorato nell’impegno anche dal consigliere Regionale del PD e membro della Commissione Ambiente del Lazio, Riccardo Agostini, presente a Prima Porta in una gremita assemblea indetta per fare il punto sulla situazione, “regolarizzeremo nel bilancio – ha detto – questo tipo di interventi”.

L’EX MACELLETTO - A richiedere operazioni immediate anche i residenti della zona dell’ex Macelletto (via della Giiustiniana 278) risvegliatosi, proprio come nel 2002, con 1.70 di acqua in casa e fiumi di fango: sono serviti sei camion per portarlo via tutto.

Qui a preoccupare sono i fossi “puliti l’ultima volta 7 anni fa” e quei ponticelli evidentemente progettati male tant’è che il Dipartimento sta pensando di rifarli: “Hanno fatto da tappo” – non hanno dubbi gli abitanti che richiamano l’attenzione anche su quell’area di esondazione che con la terra di riporto gettata li negli anni è divenuta più alta della strada diventando di fatto “non solo inutile ma dannosa”.

“La situazione di Prima Porta è emblematica di come senza pianificazione degli interventi non si possa agire. Visto dunque che non c’è stata prevenzione bisognerà correre ai ripari” – ha detto l’Assessore ai Lavori Pubblici di Roma Capitale, Maurizio Pucci.

L’esponente della Giunta Marino non si è poi lanciato in facili proclami o annunci ma ha sottolineato la necessità di lavorare e rispondere con i fatti.

TAVOLO PERMANENTE - “Dispiace che in situazioni come queste si costringano i cittadini e le istituzioni di prossimità a dover rincorrere le competenze, ciò non può funzionare per questo – ha annunciato Pucci - chiederemo alle istituzioni e alle aziende di costituire un tavolo permanente cosicché ognuno possa assumersi le proprie responsabilità e adempiere ai propri compiti”.

C’E’ ANCORA MOLTO DA FARE - “Con la conclusione dei lavori di via Frassineto e l’avvio di quelli di Procaccini non possiamo pensare di aver esaurito gli impegni” – il pensiero della Presidente del Consiglio del XV, Gina Chirizzi, che ha evidenziato molte altre questioni che andranno affrontate affinchè il risanamento idraulico di Prima Porta sia veramente completo.

La raccolta delle acque con la separazione di quelle chiare da quelle scure, il potenziamento della fogna che raccoglie Colli d’Oro e lo sguardo anche un po’ più in la verso via Tenuta Piccirilli e i borghi della Tiberina dove le fogne non esistono proprio.

Qualcosa, dopo l’ultima tragica alluvione, sembra dunque muoversi ma su Prima Porta c’è ancora molto da fare: tanti, forse troppi, gli anni di negligenza e immobilità da recuperare.

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