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Fare “scuola” con la scuola: il ventesimo è integrato

Nonostante l’alta percentuale di stranieri residenti nel territorio non ci sono classi “ghetto”. Viaggio nell'integrazione razziale delle scuole del Municipio XX

img_5059La scorsa settimana un gruppo di mamme ha richiesto l’intervento dell’Assessore Comunale alle Politiche Scolastiche per risolvere la situazione della “Pisacane”, una scuola elementare del Municipio VI. Troppi bambini stranieri (circa l’80%), difficoltà di integrazione e quindi programmi scolastici a rilento: questa la denuncia dei genitori, arrabbiati perché nelle scuole vicine i non italiani sono molti di meno.

“Mai avuto problemi, i bambini sono perfettamente integrati –racconta invece la maestra Provenzano dell’asilo di via Vibo Mariano, dove gli extracomunitari sono circa la metà- anche perché la maggior parte degli stranieri è nata qui e parla perfettamente italiano. Quando qualcuno si iscrive a metà anno, magari perché appena arrivato in Italia, all’inizio incontra certo le difficoltà, però organizziamo i corsi di recupero e loro imparano in fretta.” Le iniziative di solidarietà inoltre aiutano l’integrazione, e fanno bene al cuore: “Allestiamo ogni tanto bancarelle e piccoli mercatini –prosegue la maestra- diamo una mano alle famiglie meno fortunate, così magari possono mandare i figli in gita”. “Assolutamente nessun disagio –dice con serenità mamma Tania- i bimbi sono abituati sin da piccoli, loro si divertono e basta”.

QUALCHE NECESSITA’ IN PIU’

La Direttrice della scuola elementare “Parco di Veio”, Prof. ssa Vitaliano, sottolinea l’importanza della lingua italiana come mezzo fondamentale per l’integrazione e al tempo stesso arma contro il disagio. “Abbiamo ragazzi da tutto il mondo: Kenia, Romania, Filippine, Sri Lanka –spiega- conoscere le altre culture è fonte di ricchezza, e la vera integrazione avviene col confronto”. Dei circa 750 alunni della scuola, gli stranieri sono 125: un numero non eccessivo, ma sicuramente rilevante. “Purtroppo ci sono pochi mediatori culturali –continua la Direttrice- una migliore distribuzione dei fondi, secondo il principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione, potrebbe aiutare. Sarebbe necessaria una mappatura dei bisogni che individui nel territorio delle scuole polo dove organizzare i corsi d’italiano, anche per gli adulti”. In controtendenza invece la riforma, che nel modello a 24 ore ne prevede solo 5 per la terza, quarta e quinta, per fare posto alla lingua inglese.

TOLLERANZA E INTEGRAZIONE, OVVERO CIVILTA’

“Nel Municipio c’è una scuola dove gli stranieri sono veramente tanti: la “Merelli” –osserva Daniele Torquati, Pd, vicepresidente della Commissione Scuola del Ventesimo- ho presentato in Consiglio un odg contro le classi ponte e le classi ghetto, ma non è stato approvato: sull’argomento i pareri non sono concordi”. Ma anche lì nessun problema, benché su 156 alunni ben 74 hanno la cittadinanza straniera. “La scuola è serena –racconta il Direttore Antonucci- i bambini si inseriscono splendidamente, seguono, alcuni sono anche più bravi degli italiani”. La presenza fra gli scolari di bambini Rom che abitavano nelle vicine baracche –da poco sgomberate- è uno schiaffo al razzismo. Conclude il Direttore: “Per molti di loro questa è la scuola più vicina, un punto di riferimento, non possiamo mandarli via.”

GLI INTERVENTI ISTITUZIONALI

L’Assessore per le Politiche Scolastiche di Roma, Laura Marsilio, ha accolto la richiesta delle mamme del Municipio VI stilando un accordo di rete con le scuole del territorio: al fine di integrare e meglio distribuire gli stranieri negli istituti si prevede anche il trasporto gratuito per gli alunni che accettano di allontanarsi dalla propria zona. “E’ il primo accordo di rete a Roma –dice l’Assessore- finalmente si condivido i principi di integrazione e multiculturalismo. Il Municipio XX? Sono a disposizione del Presidente, qualora ci sia la necessità di esportare anche lì il progetto”. Per ultimo, il presidente della Commissione per l’immigrazione al Ventesimo, Demetrio Rafanan, assicura prossimi controlli nelle scuole: “Andremo a parlare con i bambini per venire a conoscenza di eventuali episodi di violenza, bullismo o razzismo, da entrambe le parti.”

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