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La sicurezza nel XX municipio oggi, tra militari e videosorveglianza

Roma non è più sicura? Stupri, violenze e rapine turbano le notti della città eterna. La sua gente è impaurita, è arrabbiata, non vuole più uscire di casa quando fa buio. Allarme stupri, i nostri quartieri sono sicuri? In viaggio per stazioni, strade e capolinea del XX Municipio

prima-porta-2Nell’arco di due giorni il feroce stupro di una 41enne appena scesa dall’autobus al Quartaccio, vicino Primavalle, e la violenza avvenuta a Guidonia, alle porte della capitale, ai danni di una giovane coppia, hanno riacceso i riflettori sulla questione sicurezza, tanto osteggiata durante la campagna elettorale appena 9 mesi fa. Entrambe le aggressioni, come raccontano le vittime, sarebbero opera di “uomini dell’est”. Degli 87 arrestati per violenza sessuale lo scorso anno a Roma, i due terzi sono stranieri, e di questi, solo la metà vengono dalla Romania. Si infiamma quindi la polemica tra maggioranza ed opposizione, accuse reciproche e promesse mancate, ma intanto i romani non si sentono più tranquilli, chiedono che venga loro garantita la sicurezza.

Cosa è stato fatto per la sicurezza nel XX?

Il Municipio XX, questa volta, non è stato teatro dei recenti stupri, ma i precedenti di certo non mancano e l’attenzione resta alta. “Noi abbiamo già pagato il nostro tributo di sangue, non permetterò che episodi simili riaccadano nel nostro territorio”. Sono le parole del Presidente Gianni Giacomini, più volte ribadite anche al Campidoglio in occasione degli incontri con gli altri minisindaci per decidere dove trasferire alcuni campi Rom.

“Il Ventesimo ospita già un grande accampamento sulla Tiberina, non possiamo più accogliere altri nomadi – prosegue il Presidente- la sicurezza è fondamentale e io voglio mantenere gli impegni presi con i cittadini in campagna elettorale.” Nei mesi scorsi il Presidente si adoperò, in sintesi, affinché venissero sgomberati molti insediamenti abusivi del territorio (“a parte qualche baracca sparsa, ne rimane solo uno nei pressi di via Oriolo Romano”, assicura) e venissero bonificate quelle aree; fece pressioni per aumentare la vigilanza nelle zone a rischio criminalità come Ponte Milvio e Prima Porta (ottenendo l’imminente videosorveglianza, ndr) e chiese che le stazioni più pericolose venissero presidiate dai militari. Il progetto del Quadrilatero Roma XX ha vinto poi il bando regionale e a breve dovrebbe essere applicato: “Non dipende da noi, quando ci invieranno i fondi opereremo. Se saranno due o tre mesi, questo non si può dire…”, spiega Giacomini. In ultimo è stata, proprio in questi giorni, aumentata l’illuminazione alla stazione di Cesano.

L’opposizione: “Integrare, non allontanare”


Critica è però l’opposizione al Municipio, con il capogruppo Pd, Alessandro Sterpa, che replica ai provvedimenti del centrodestra: “Il problema della violenza abbraccia tutta Roma, ma non si combatte mettendo un militare ogni metro quadro. Si combatte con l’integrazione, con interventi di lungo periodo: è assurdo che il piano regolatore sociale del Municipio XX non contenga nessuna disposizione in questo senso, eppure vennero stanziati 6 milioni di euro. Ammassare i nomadi nelle periferie –prosegue - non fa altro che incattivirli, in questo modo i crimini anziché combatterli si alimentano” . Conclude Sterpa: “La delinquenza non ha luoghi precisi, non appartiene al contesto, ma alla persona: bisogna pensare alla persona.”  

Le forze dell’ordine e i poliziotti di quartiere

Al di là della politica, i residenti dei quartieri colpiti in questi giorni accusano il mancato sostegno delle forze dell’ordine, si sentono “dimenticati e abbandonati” al loro destino. Il poliziotto di quartiere lì forse non c’era, o comunque non ha portato i risultati sperati. E da noi? Abbiamo ascoltato uno di loro, che ci spiega di cosa si tratta. “Ci sono due pattuglie che circolano esclusivamente per vigilare: noi poliziotti di quartiere siamo nati e cresciuti qui, conosciamo perfettamente la zona e i suoi problemi. Il servizio ha senso se è quotidiano: in questo modo diventiamo un punto di riferimento per i cittadini, si sentono protetti.” Purtroppo negli ultimi due mesi, a causa delle numerose manifestazioni di protesta per gli scontri in Palestina e gli eventi sportivi, le priorità si sono spostate verso altre zone. “Non è stato un problema politico ma di esigenze! Dovevamo garantire la sicurezza in altre situazioni e coprire  il pronto intervento, per questo abbiamo dovuto ridurre il servizio. Purtroppo non abbiamo personale a sufficienza..”

Illuminazione e isolamento: i problemi di alcune stazioni e capolinea. Anche nel XX


La presenza delle forze dell’ordine potrebbe essere determinante in quei luoghi dove l’oscurità e l’isolamento aiutano gli aggressori. Luoghi come le stazioni e le fermate degli autobus – proprio come al Quartaccio - che la sera rimangono pressoché deserte. Anche nel Municipio XX alcuni angoli sembrano perfetti per un agguato, altri invece sono stati resi decisamente più sicuri. Primo fra tutti la stazione de La Storta: dopo la violenza ad una studentessa straniera lo scorso 17 aprile venne istallato un impianto di videosorveglianza sia nel parcheggio superiore sia nel piazzale dove si trovano i capolinea del 233 e 036. Inoltre, alle 20 arriva una camionetta con militari e poliziotti, pronti ad intervenire quando serve. “Non capisco le colonnine Sos – racconta perplessa una pendolare - le hanno messe, ma bisogna spingere il pulsante e aspettare una risposta…nel frattempo mi hanno già bella che aggredita!”.

Telecamere e colonnine anche alla stazione di Labaro, il cui parcheggio però – come descrivemmo nel n. 5 di Zona lo scorso aprile - rimane sempre deserto e nascosto. Di fronte la stazione per fortuna un albergo e un ristorante assicurano sempre un certo movimento, così ci si può incamminare verso casa più tranquilli. Il lato negativo? Le rampe di immissione e di uscita dal vicino Raccordo creano un contorto sistema di sottopassi completamente bui e solitari veramente pericolosi. Anche a Prima Porta, capolinea dello 022, nonostante una pizzeria, c’è poca luce nei pressi della stazione; i passeggeri aspettano sotto l’illuminazione fioca dei lampioni. L’isolamento invece è il maggior problema della stazione Olgiata: una vera cattedrale nel deserto, il cui parcheggio è sì illuminato, ma non si può dire altrettanto per le strade che la raggiungono.

La fermata dello 036 nelle vicinanze rimane buia, isolata e circondata dai campi. Ben altra storia è invece alla Giustiniana, la quale non presenta situazioni critiche: la Cassia infatti è proprio a due passi e i passeggeri dello 031 e 032 non corrono rischi. Lo stesso vale per l’altro capolinea dello 022, a Grottarossa, e per quello del 201 di fronte l’ingresso del comprensorio dell’Olgiata. “In questi quartieri non succedono brutti episodi alle fermate – ci racconta un autista Atac - ho lavorato a Tor Bella Monaca, lì è molto molto peggio. La questione non è mettere i militari nelle stazioni, così voi giornalisti li vedete e dite che è tutto ok: ci vogliono le volanti che girano, che controllano anche le zone in periferia. Certo, se al capolinea non ci sono né bus né forze dell’ordine, è spiacevole aspettare da soli persino qui…”

Articolo a cura di Zona Cassia

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