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Via Volusia, sfollati per i lavori della terza corsia del raccordo

Dall'11 maggio quattro famiglie romane sono state allontanate dalle loro case perché giudicate pericolanti. A causare crepe e sconnessioni i lavori del GRA. L'Anas ha avviato accertamenti

danni-interni-esterni-e-cantine-casa-d-emidio-5Crepe profonde nei muri dal salone al balcone, pavimenti sconnessi, scricchiolii continui, fino all'11 maggio, giorno in cui è arrivato l'ordine di evacuazione da parte dei vigili urbani. Così quattro famiglie romane si ritrovano sgomberate dai propri villini anni Cinquanta sulla Cassia all'altezza del Raccordo (in via Volusia 81 e 83).

Divenuti inagibili e pericolanti, a loro dire, dopo l'apertura del cantiere sulla corsia, in seguito ai lavori per la costruzione di una galleria interrata per la terza corsia del G.R.A. da parte dell'Anas, che sta effettuando inchieste interne per accertare le proprie responsabilità.

"Durante i lavori per la terza corsia del raccordo la collina prospiciente al nostro villino è franata, racconta Sabatino D'Emidio, pensionato ritrovatosi fra gli "sfollati" con moglie, figlia, genero e nipotina, E' stato costruito un muro di contenimento ma non ha retto e si è creata una fenditura lunga 3- 400 metri. Le case sono tutte crepate, all'esterno come all'interno e sono state imbracate con delle strutture. Abbiamo alloggiato per alcuni giorni presso l'Hotel Vejo Park, ora ci stiamo trasferendo presso un residence comunale sull'Ardeatina".


Un'altra casa, al civico 51, era stata sgomberata lo scorso agosto, transennata e puntellata. Ancora per tre mesi l'Anas pagherà l'affitto alla proprietaria, che poi dovrà trovare un'altra soluzione. Ma le fessure erano state segnalate già cinque anni fa, a seguito dell'abbattimento del vecchio viadotto Volusia ed i proprietari dei fabbricati sono in causa con l'Anas per il risarcimento danni.

L'Anas si è immediatamente attivata insieme all'impresa esecutrice dei lavori, incaricando un ingegnere strutturista per l'accertamento di cause e responsabilità. Sostiene che l'area circostante al fabbricato di Via Volusia, 81/83, è sempre stata oggetto di continuo monitoraggio geologico/geotecnico e topografico e non sono mai stati rilevati timori riguardo alla staticità delle strutture limitrofe al cantiere.

"Proseguono le indagini geologiche e tecniche, afferma l'addetta stampa dell'Anas, si sta lavorando con maggiore disponibilità con i proprietari dei fabbricati privati, con i quali sono previsti incontri nei prossimi giorni per andar incontro alle loro richieste".

Le famiglie evacuate sono state assistite dai servizi sociali municipali, afferma il presidente del XX Municipio, Gianni Giacobini, per una diversa collocazione abitativa temporanea. "Non si conoscono i tempi entro cui le famiglie potranno ritornare nelle loro case, afferma il presidente, Entro 2 settimane finiranno i lavori per la realizzazione della galleria sotterranea dell'Anas".

Il consigliere municipale Daniele Torquati (PD), dichiara che la Commissione Trasparenza del Comune è al lavoro ed entro una decina di giorni stilerà la sua relazione per verificare eventuali responsabilità dell'amministrazione comunale ed i rapporti con l'Anas. Insieme alla consigliera PD Elisa Paris, ha incontrato i cittadini, aggiungendo che "qualora si accertino responsabilità da parte di privati, il Comune di Roma deve costituirsi parte civile al fianco dei cittadini per tutte le azioni legali necessarie al risarcimento del danno a favore degli interessati. E' stato richiesto l'intervento anche dell'Ufficio tecnico per gli stabili pericolanti".

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Intanto le case puntellate e transennate con le vistose crepe spettrali a ricordare il rischio crollo, restano lì chissà fino a quando, inesorabilmente vuote. "Quando è un intero nucleo familiare di 3 generazioni ad essere sradicato e privato di tutto ci si sente veramente soli, non si sa a chi appoggiarsi. Porto via le nostre cose e chiudo a chiave la porta della nostra casa che crolla. Poi corro velocissima a Ladispoli, dove mi aspetta la mia piccola sfollata di 7 mesi, con il difficilissimo obiettivo: sorriderle sempre", conclude amaramente Valentina D'Emidio.

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