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Il Cpt di Castelnuovo di Porto: la “nostra” Lampedusa è sulla Flaminia

Vanno tutto il giorno a spasso per la capitale, attendono per mesi il completamento dell’iter burocratico per il riconoscimento del diritto d’asilo, sono in maggioranza somali, non parlano una parola di italiano e bramano per i documenti che gli permettano di sistemarsi nel nostro paese

cptUfficialmente è denominato Centro d’Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA), dipende dal Ministero dell’Interno, è gestito dalla Croce Rossa Italiana, in collaborazione con militari e forze di polizia e ha sede nei padiglioni che furono della ex protezione civile di  Calstelnuovo di Porto. Ospita immigrati in cerca di un futuro, un futuro che ancora oggi, nella loro martoriata terra d’origine non è minimamente pensabile: scappano da fame, miseria, guerra, violenze e soprusi di ogni tipo, malattie e tanta paura. Presso il centro gli sono assicurati, oltre a tre pasti al giorno e l’abbigliamento, le cure mediche, se necessarie, un corso per l’apprendimento della lingua italiana, assistenza psicologica e attività sportive; hanno diritto ad uscire ma è d’obbligo rientrare la sera, pena la perdita dello status di richiedente. Il Cpt, un enorme casermone di 12 mila metri quadrati, ne può accogliere fino a 700, ospitandoli temporaneamente, in attesa che l’istanza di richiesta d’asilo venga valutata e completi l’iter burocratico. Molti arrivano qui, praticamente sfiancati e denutriti da mesi di pericolosi viaggi e solo qui, lentamente, a quanto pare, ricominciano a mangiare, a lavarsi e a… vivere.       
                                                           
Le proteste   
                                                                                                                 
Estate scorsa, sera del 17 agosto, 4 eritrei ventenni ospiti del Cpt, seguono dapprima e tentano di violentare dopo a due passi dalla via Tiberina, una donna di 48 anni. Solo l'intervento fortuito di due vigilanti, ha scongiurato il fattaccio; due dei quattro aggressori, vengono identificati e arrestati. Un caso isolato? Può darsi. Il 10 settembre scorso, si esasperano le tensioni all’interno del CPT,  tensioni crescenti che sfociano in incidenti etnici tra Eritrei e Somali; Le conseguenze sono, oltre alla devastazione del Cpt, 30 feriti fra gli immigrati. Le ragioni dei disordini vanno ricercate dalla coabitazione forzata, costretti a convivere gomito a gomito con cittadini di etnia, razza e religione diversa; presupposti inevitabili dovuti al prolungarsi della permanenza, per disordini e subbugli.

La situazione attuale                                                                                                       
Ne incontriamo alcuni, in gruppetti sparsi nei dintorni, alle fermate dei bus, gli facciamo qualche domanda. Quasi nessuno parla italiano e solo alcuni spiccicano qualche parola d’inglese, sembrano tranquilli, sorridenti e disponibili, ci spiegano che provengono dalla Somalia, stanno qui da due mesi e aspettano febbrilmente il rilascio dei documenti, il tanto agognato passaporto è visto come un miraggio, il passepartout che gli consenta di stabilirsi nel nostro paese. Gli chiediamo come sono arrivati fin qui, ci rispondono con un’esauriente “with small boat”(con i barconi), ci salutano con “I like Italia..”, non sembrano creare problemi. Andiamo in giro per raccogliere le opinione degli abitanti della zona: c’è un po’ di insofferenza nei loro confronti, “..sono tanti…non è piacevole trovarseli sotto casa la sera..sporcano,..” lamentele, ma sono tollerati.

Alla fermata del bus sulla Tiberina ne vediamo alcuni, uno su un muretto nella classica posizione accovacciato, anziché seduto, “..è un via vai continuo” i ristoratori non li sopportano, forse più perché non consumano che per altro, le difficoltà sono principalmente quelle del quieto vivere, ..non fanno niente tutto il giorno e sporcano dappertutto,” qualche critica alle istituzioni “... loro fanno gli accordi e noi paghiamo le conseguenze..”, e poi aggiunge “nessuno ci ha detto niente, ce li semo trovati qui na mattina.. c’avessero almeno avvisati..” ma il tema della comunicazione delle amministrazioni è vecchio ed tuttora irrisolto.

 Stando agli ultimi dati statistici disponibili, riferiti al ’07, le domande le fanno tutti ma solo in pochi ottengono lo status di rifugiato: su 24 mila istanze presentate, il 60 % è stato valutato dalla commissione, per il 10,4 % è stata accolta, per il 46% emesso provvedimento di diniego con protezione umanitaria, e il 36,3% rigettato, per il resto altro esito (rinuncia, irreperibilità accertata, istanza di riesame, in attesa, istanza incompleta o falsa). (*) Per chi non riesce ad ottenere il tanto agognato permesso, però, sarà un po’ difficile farci credere che lascerà il nostro paese.
                              

*Fonte: Commissione Nazionale per il Diritto d Asilo

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