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Casale San Nicola, contro il centro di accoglienza è presidio a oltranza

I residenti si sono ritrovati a La Storta per fare il punto della situazione dopo il sequestro del cantiere: "No al business dei profughi". Domani la festa di quartiere

Oltre 40 giorni di presidio per i residenti di Casale San Nicola che si oppongono al centro di accoglienza che un bando della Prefettura ha individuato proprio in questo quartiere che sorge sulla Braccianese, tra La Storta e Olgiata.

La struttura è quella della ex scuola privata Socrate con la gestione della cooperativa Isola Verde onlus: un casale immerso nel verde sul quale però, sin da subito, i residenti della zona hanno sollevato dubbi e perplessità.

Impianto antincendio non a norma, assenza di fognature idonee e vincoli i punti più discussi. A fare da cornice poi un contesto che non si presterebbe affatto all’accoglienza: “100 migranti in un quartiere di 400 abitanti è una sorta di invasione” – sostengono a Casale San Nicola ricordando poi come la zona sia assolutamente sprovvista di servizi con la prima fermata del treno a 4km, il primo bar a 6 e la farmacia addirittura ad 8.

La settimana scorsa per il fabbricato, dove erano in corso i lavori di adeguamento, è arrivato però il sequestro del cantiere che ha di fatto messo in stand by la situazione e fatto tirare un sospiro di sollievo ai residenti in presidio certi che i sigilli siano arrivati grazie alla loro caparbietà e alla voglia della cittadinanza di avere “trasparenza e legalità” su tutto il fronte proprio come scritto in uno dei tanti striscioni affissi all’ingresso del quartiere.

Da li però il presidio non si è mosso e di abbassare la guardia proprio non se ne parla: “Tireremo avanti fino al 29 giugno, data in cui è prevista la scadenza del bando” – dice Alberto Meoni del Comitato.

“Questa – sottolinea dal megafono nel corso dell’ultima assemblea pubblica  - non è una questione di razzismo o etnia, è una questione di sicurezza. Vogliamo essere chiari: non abbiamo nulla contro coloro che cercano rifugio nel nostro Paese per fuggire dalla guerra o dalla fame ma devono potersi realmente integrare”.

A preoccupare l’identità di coloro che arriveranno: “Le autorità italiane saranno in possesso solo di una foto schedatura o un’autocertificazione che a noi non dà alcuna certezza. Questo presidio non nasce per fare opposizione ma per fare chiarezza”.

A Casale San Nicola sono arrivati in tanti e anche i quartieri limitrofi, La Storta in primis, si sono uniti alla protesta facendo turni al presidio e portando solidarietà a chi è li 24 ore al giorno.

“Non accetteremo di essere rinchiusi nella gabbia del razzismo. Questa – ha detto Andrea Antonini, vicepresidente di Casapound in presidio dal 5 maggio – è una squallida questione di soldi giocata sulla nostra pelle. Diciamo no al business dei profughi”.

Il quartiere al confine tra Municipio XIV e XV dunque non demorde, domani la grande festa dedicata agli abitanti e al presidio: “Festeggiamo noi stessi e i risultati ottenuti grazie alla nostra caparbietà visto che – dicono – dalle istituzioni abbiamo avuto solo indifferenza. Ma – avvisano – non ci arrenderemo”.

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