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Scontri a Casale San Nicola: Questura valuta daspo per manifestanti. Ancora in piedi il Presidio 

Nel day after della guerriglia continua il lavoro degli investigatori "per identificare gli autori dei disordini". Intanto i manifestanti non mollano la presa

Quattordici poliziotti feriti, due persone arrestate, una denunciata. E' il bilancio della guerriglia di ieri a Casal San Nicola. Ma il lavoro degli investigatori, riferisce la Questura, continua "per identificare gli autori dei disordini". 

Parallelamente il questore Nicolò D'Angelo ha aperto un fascicolo per l'erogazione del Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) per tutti coloro che saranno individuati. "La normativa introdotta dal governo ad agosto scorso prevede, infatti - si legge nella nota -, che il divieto può essere emesso anche a carico di coloro che si macchino di reati contro l'Ordine Pubblico e, quindi, a prescindere dalla effettiva partecipazione alle manifestazioni sportive".

Dei due arresti di ieri è stato convalidato dal giudice solo quello di Stefano Caradonio, esponente di Militia. Non è stato invece convalidato quello di Giorgio Mori, dirigente locale di Fratelli d'Italia. 

Intanto a Casale San Nicola, la tensione è ancora nell'aria. Nel day after degli scontri che hanno visto fronteggiarsi a colpi di sedie e a manganelli levati manifestanti del Presidio, attivisti di Casapound e agenti di Polizia, la sensazione è che niente nelle intenzioni di chi protesta sia cambiato. Come già ribadito per mesi dai membri del comitato Casale di San Nicola, i contrari della prima ora, "noi qui gli immigrati non li vogliamo".  

"Dobbiamo riordinare le idee, mettere insieme i cocci e elaborare una strategia, perché la nostra protesta non finisce qua" dichiaravano nel pomeriggio di ieri, quando la calma è tornata dopo ore di caos. Ieri di rifugiati ne sono arrivati venti, e dopo una mattina di forti tensioni sono riusciti a entrare, scortati dalle forze dell'ordine, nell'ex scuola Socrate ora centro di accoglienza. 

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Ma, nei prossimi giorni, ne arriveranno altri sessanta, come stabilito dal bando sul quale il prefetto Gabrielli è stato lampidario: "Noi andiamo avanti, non possiamo ogni volta mettere in discussione le decisioni, specie se il motivo è politico e di chi cavalca la sofferenza sociale". Poi ha definito, durissimo, la giornata: "Qualcosa di indecente, di indecoroso". 

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