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Dal campo alla strada: la diaspora dei rom del River in baracche e fabbricati di Roma Nord

Le famiglie sfollate dell'ex campo rom tra casali diroccati, ciglio della strada e baraccopoli: "Raggi adotti misure credibili"

Sgomberati dal River e finiti per strada. Sono un centinaio i rom dell'ex baraccopoli di via della Tenuta Piccirilli che, rimasti fuori dai progetti di supporto e non avendo accettato le misure assistenziali alternative del Comune, ad oggi vagano senza meta e senza tetto per la città. 

I rom del River assistiti dal Comune

Una vera e propria diaspora della disperazione. Solo 88 persone su 359 aventi diritto, questi i dati diffusi dall'assessora Baldassarre, sono fuoriusciti dal campo attraverso le misure studiate dal Campidoglio: qualche rientro in Romania, accoglienza in strutture comunali con contratti di affitto attivati, trasferimenti presso congiunti o collocazioni diverse per chi è coinvolto in arresti domiciliari.

Gli altri sono rimasti fuori da tutto, ma avranno fino al 30 settembre per essere inserite nei percorsi di inclusione. 

L'esodo delle famiglie sgomberate dal River

Intanto però l'esodo dei rom del River si è fermato in piazze, parchi e fabbricati abbandonati. Se a Torre Spaccata le tende comparse nel parco di Centocelle hanno fatto gridare al "nuovo Casilino 900" è nei quartieri più vicini all'ex campo River che proliferano baracche e insediamenti abusivi. 

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Qualche famiglia, con minori al seguito, dorme ancora, dopo due mesi e mezzo, nella piazza principale di Prima Porta: sui cartoni stesi in terra all'ombra della nuova stazione ferroviaria. Altri hanno trovato riparo ai piedi della Villa di Livia. 

Baracche tirate su anche lungo la marana, nei pressi della stazione La Celsa e sotto i ponti. Chi può dorme nei furgoni, negli spiazzi di Labaro e Galline Bianche dove, subito dopo lo sgombero, gli sfollati sono stati addirittura oggetto del lancio di una bomba carta da parte di ignoti.

Che dire poi di quei fabbricati abbandonati divenuti l'alloggio di fortuna dei disperati del River: è così in un casale diroccato all'altezza del civico 177 di via Tiberina, per l'ennesima volta, anche nel vecchio impianto sportivo di via Dalmine, a Labaro. 

La tentata rioccupazione del campo di Tenuta Piccirilli

Una situazione che nella periferia di Roma Nord rischia di diventare esplosiva. Nei giorni scorsi pure il tentativo dei rom di rientrare nel campo, in quei moduli abitativi in area privata che per 15 anni sono stati casa loro. 

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"Oggi, come purtroppo avevamo previsto e prontamente denunciato, moltissime persone si sono disperse nel territorio. Alcuni dormono per strada, altri in alloggi di fortuna. Così è cresciuto il numero delle baracche presenti nel territorio. La cosa drammatica è che l’amministrazione non ha ancora contezza di dove si siano rifugiati buona parte dei dispersi del River e, in generale, di quali siano le reali dimensioni del problema degli insediamenti informali. Dopo il tentativo di occupazione, prontamente sventato dalla Polizia municipale, come richiesto dal comitato di quartiere Tiberina, è doveroso rafforzare ed estendere la vigilanza anche ai prossimi mesi, riconoscendo tuttavia che questa non può essere una misura sufficiente" - ha scritto in una nota Marco Tolli, coordinatore iniziativa politica del PD di Roma. 

L'appello: "Raggi adotti misure credibili"

La richiesta al Campidoglio è quella di trovare una soluzione all’emergenza abitativa, programmare il progressivo abbattimento degli insediamenti informali e liberare gli spazi occupati afinchè l’amministrazione non sia costretta a mantenere il presidio in via della Tenuta Piccirilli per anni. 

"Vanno aiutati e responsabilizzati i proprietari a tornare in possesso dei propri beni e vanno stimolati gli enti gestori a vigilare e proteggere il patrimonio pubblico in consegna. Parallelamente - scrive ancora il Dem - occorre censire e stabilire chi ha diritto a forme particolari di sostegno che, diversamente da quelle messe in campo per la gestione della chiusura del River, devono essere credibili. Non si può infatti teorizzare che queste persone, una volta portate allo stremo, decidano di spostarsi. Non è umano, ma non è nemmeno realistico. Serve dunque mettere in campo un piano complessivo, nell’interesse di tutti". 

Controlli capillari in tutta l'area quanto intanto chiesto dai residenti della Tiberina. Tra campo rom prima, baraccopoli abusiva dopo e ora insediamenti di fortuna sparsi, la misura nella periferia di Roma Nord è colma. 
 

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