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Prima Porta: a quattro anni dall'alluvione opere al palo e niente risarcimenti

Parla il Comitato 31 Gennaio: "Chiediamo attenzione e programmazione"

Quattro anni: tanti ne sono passati dall'alluvione di Prima Porta. Era infatti il 31 gennaio del 2014 quando il quartiere del Municipio XV fu svegliato nel cuore della notte da un fiume di fango, investito dalla furia della pioggia e da quelle fognature troppo vecchie e insufficienti per reggere il carico. 

L'alluvione del 31 gennaio 2014

Così Prima Porta fu fagocitata da un'onda di melma, acqua e detriti. Case spazzate via, negozi devastati, strade allagate e famiglie portate in salvo addirittura con l'aiuto dei gommoni. Una vera e propria apocalisse con i residenti a svegliarsi come in uno scenario di guerra. 

La mitigazione del rischio idro geologico

Da li - tra sfollati, case da rimettere in sesto e attività da riavviare da zero - l'impegno per la messa in sicurezza idrogeologica della zona: attesa da tempo, studiata, pianificata ma mai effettivamente partita. 

Un lavoro importante ma lasciato a metà, senza progettazione e risorse stanziate per quei necessari interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idraulico. Così Prima Porta, che può gioire solo per la realizzazione dell'impianto idrovoro di via Frassineto, attende ancora l'ultimazione di quello di via Procaccini. 

A proteggere quel quadrante del quartiere solo le pompe provvisorie, chieste a gran voce dal Comitato 31 Gennaio. Troppo poco e troppo precario per una zona che teme ancora la pioggia. 

Idrovore manuali e niente allerta: così Prima Porta si è allagata ancora

Quattro anni fa l'alluvione di Prima Porta

"Il 31 gennaio di quattro anni fa eravamo tutti in strada a cercare di salvare il salvabile, a guardare i danni, a liberare le persone rifugiate nei piani alti delle proprie case o sui tetti. Le urla e i pianti di quella giornata e dei successivi, sono un ricordo indelebile nei nostri cuori" - ha scritto il Presidente del 31 Gennaio, Francesco Mangone. 

L'impianto di via Procaccini da ultimare

"In questi quattro anni qualcosa è cambiato sicuramente sull’aspetto della sicurezza idraulica, ma ancora manca tanto: sia in nuove opere da fare, sia in quelle da terminare".

Il riferimento è all'impianto di via Procaccini, rimasto al palo: "La nostra speranza - ha detto Mangone a RomaToday - è che l'ultima parte venga ultimata al più presto e che l'impianto, non solo sia finito entro primavera, ma venga anche messo in funzione. Lo vogliamo finito e attivo perchè ad oggi siamo stati fortunati: ci siamo salvati solo grazie a quelle idrovore provvisorie che abbiamo preteso e ottenuto". 

Il Comitato chiede programmazione interventi

Più attenzione e programmazione quanto chiesto dal Comitato: "Manca ancora una programmazione di tutti quei piccoli lavori che andrebbero ripetuti annualmente come pulizia tombini, pulizia fossi e marana. Finchè le opere non saranno ultimate e il piano degli interventi fattivamente realizzato Prima Porta merita un'attenzione particolare". 

L'invito alla Sindaca Raggi

Da li l'invito alla Sindaca Raggi e alla sua Giunta di farsi carico della problematica, toccando con mano la reale situazione di Prima Porta: "Più di un anno fa abbiamo invitato la Sindaca, siamo ancora in attesa di una risposta. La aspettiamo per un sopraluogo tra e strade del quartiere". 

Risarcimenti mai arrivati

Altro tasto dolente quello dei risarcimenti. La documentazione, con pure l'aiuto del Municipio XV, è stata compilata e consegnata: delle risorse ad oggi però nemmeno l'ombra.

"Non abbiamo ricevuto nessun rimborso, molti addirittura sono stati esclusi da una procedura creata appositamente per ridurre il numero dei rimborsati, e in tutto questo molte attività commerciali colpite hanno chiuso definitivamente" - fa notare Mangone. 

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"Noi nel frattempo non dimentichiamo e non abbasseremo mai la testa. Ci faremo sempre sentire - assicura il Comitato - nella speranza di arrivare un giorno ad avere un quartiere più sicuro". 

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