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Prima Porta, via Procaccini: strada senza più musica né pian terreni

Ad una settimana dall'alluvione la via del Municipio XV è ancora invasa dal fango: case distrutte e i ricordi di una vita da recuperare

“Quando piove molto non vado mai a dormire” – così uno dei residenti di via Andrea Procaccini racconta ai tanti che – finalmente - dopo quasi una settimana riescono a raggiungere la strada nel cuore di Prima Porta, una delle più colpite dal recente allagamento.


Qui l’asfalto ancora non si vede: in terra solo buche piene d’acqua e fango, ai lati decine di mobili una volta arredamenti dei pian terreni rimasti completamente sommersi nella notte di giovedì scorso.  


Posteggiato su un lato anche un camper divenuto da venerdì la casa di due abitanti della via ma che presto, come molti altri dei loro vicini ospitati da familiari o amici, chiederanno alloggio al Municipio.


Arno e sua moglie sono due musicisti ma di quella passione, che per loro è vita, all’interno della casa non è rimasto praticamente nulla. Il pianoforte è ormai una carcassa di legno intriso di fango, gli spartiti sembrano vecchi reperti, così come gli altri strumenti e la stanza usata come studio.


Nel fango, che da quell’appartamento al pian terreno di via Procaccini sembra proprio non voler andare via, si sono disperse anche decine di statuette del presepe realizzate e collezionate da Arno che commosso ci mostra tutto ciò che ha perso e racconta di come quella notte ha probabilmente cambiato per sempre la sua vita.


“Mi ha svegliato la pioggia a notte fonda. Appena il tempo di scendere dal letto e, con l’acqua fin sopra le ginocchia, avevo già capito che qualcosa di più grande delle altre volte stava per accadere”.

Nel salone il termosifone è completamente ricoperto da melma, le tende – un tempo bianche – indicano esattamente il livello raggiunto dall’acqua in quella notte della scorsa settimana: “Ho perso tutto – ci dice Arno – l’acqua era in tutta casa e in pochi minuti si è alzata arrivandoci sin sopra la vita”.


La storia di Arno e sua moglie è la stessa di tutti gli abitanti della strada impegnati con tubi, pale e calosce a liberare le proprie case dal fango e a recuperare, quel pochissimo, che è ancora recuperabile.


Qui di responsabilità e cause – “sempre le stesse” – proprio non si vuol parlare: adesso bisogna contare i danni ma soprattutto capire quale sarà il futuro visto che la maggior parte dei pian terreni è ancora inaccessibile e che il cattivo odore, “qui sono scoppiate anche le fogne” – assicurano, desta interrogativi circa la salubrità dell’aria e degli ambienti aggiungendo altra preoccupazione all’incertezza del domani.

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