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Alluvione, il dramma di Prima Porta: case nel fango e negozi devastati

Nel quartiere di Roma Nord la normalità è ancora lontana: mobili ai lati delle strade, abitazioni inagibili e attività commerciali distrutte.

Le precipitazioni non abbandonano la Capitale e nelle zone colpite dagli allagamenti nei giorni scorsi torna la paura. Il cielo grigio e la pioggia incessante spaventano Prima Porta dove i segni dell’alluvione sono ancora ben visibili.


Quasi nessuno parcheggia più sulle vie in piano, le vetture vengono posteggiate in alto e lontano dagli alberi; le strade raccontano la tragedia di centinaia di famiglie: armadi, mobili, materassi, lumi e vestiti intrisi di fango accatastati lungo i lati.


Anche il piazzale vicino ai due fabbricati realizzati dall’edilizia residenziale pubblica (ISVEUR) è un immenso deposito di mobili dismessi e parti di abitazioni che non torneranno più come prima.


Via Frassineto, una delle strade più colpite, è ormai asciutta ma li l’Acea continua a lavorare sui tombini. Via della Giustiniana, fango sui lati a parte, è adesso praticabile: le automobili vanno e vengono dando una parvenza di normalità che però a Prima Porta ancora non c’è.


Basta addentrarsi in una delle vie laterali della strada principale per accorgersi che le difficoltà sono ancora molte. Le parole non bastano per rendere la tragedia, le immagini non possono descrivere la disperazione di centinaia di famiglie.


Tante le persone che, pale alla mano e calosce ai piedi, da venerdì stanno lavorando per ripulire abitazioni e attività commerciali.
Via Bozzolo è ancora un fiume di fango. Del negozio di estetica non è rimasto nulla se non il segno marrone all’altezza di un metro a marcare il livello raggiunto dall’acqua nel momento dell’alluvione. Anche il calzolaio della strada ha perso tutto: la bottega è inagibile, i macchinari non funzionano più.


E’ una storia, tragica, che si ripete anche nel vicino laboratorio di pelletteria: macchine fuori uso e materiale, per migliaia di euro, ormai inutilizzabile. Anche le limitrofe abitazioni al pian terreno mostrano i segni della sofferenza: nei cortili cumuli di mobili, crepe, muretti che hanno ceduto, parquet rialzato e moquette zuppa. All’interno intere famiglie cercano di ripulire e dare alla propria casa, adesso inabitabile, il decoro perduto.


“Ci sentiamo abbandonati, qui non è venuto nessuno e da venerdì possiamo contare solo sulle nostre forze. Vorremmo capire che cosa dobbiamo fare e chi dobbiamo chiamare per avere un aiuto” – ci dice una residente. “Le auto non partono più, per adesso abbiamo buttato tutti i mobili e gran parte dei vestiti. Una cosa così non era mai successa, almeno qui”.


Alle parole dei più giovani si sovrappongono poi i ricordi degli anziani che non mancano di fare paragoni con la disastrosa alluvione del ’65: “A quei tempi qui era tutta campagna. Superato quel dramma ci siamo detti che un evento così non sarebbe potuto più accadere e invece ad oggi mi devo ricredere”.


A Prima Porta, tra fango e disperazione, adesso ci si rimbocca le maniche per tornare alla normalità. In tanti si chiedono se questa situazione poteva essere evitata attraverso la manutenzione dei fossi e della vicina marana.


Il Campidoglio intanto sta lavorando per creare un fondo che possa essere utilizzato da cittadini e commercianti. Ma nella borgata a nord di Roma in pochi sperano nel risarcimento: “Come al solito – ci dicono scettici gli abitanti – alle parole non seguiranno i fatti. Finita la scia emotiva rimarremo da soli a contare i danni e a pregare perché la prossima pioggia ci risparmi”.

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